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Home Appuntamenti Monsanesi “PIANGE PIANGE MARIA POVERA DONNA…”, spettacolo della Macina al Teatro Studio Moriconi
“PIANGE PIANGE MARIA POVERA DONNA…”, spettacolo della Macina al Teatro Studio Moriconi PDF Stampa E-mail
Sabato 21 Febbraio 2009 16:25

Nell’ambito della Rassegna Teatrale SCOMPAGINA /2, presso il Teatro-Studio  “Valeria Moriconi” di Jesi, venerdì 27 febbraio 2009, alle Ore 21.00 andrà in scena “PIANGE PIANGE MARIA POVERA DONNA…”. Tradizione e religiosità nella cultura orale umbro marchigiana con LA MACINA & LO ‘SPERIMENTALE TEATRO A’. Lo spettacolo, programmato nella rassegna “Scompagina” in collaborazione con la Diocesi di Jesi per l’ottavo centenario della Cattedrale medievale, si basa sul materiale popolare di tradizione orale a soggetto religioso, relativo alla Passione, in particolare della Madonna, raccolto in molti anni dai due gruppi storici di Ricerca e Produzione Teatrale e Musicale, La Macina e lo Sperimentale Teatro A. Interpreti: Maria Novella Gobbi, Maria, coro; Fabio Bacaloni,  Gesù, Giuseppe, Giovanni, coro; Gastone Pietrucci,  aedo, cantore, coro; La Macina, la musica, coro. Luci: Allì Caracciolo - Giorgio Sposetti; costumi: Maurizio Agasucci; ricerca e direzione musicale: Gastone Pietrucci; collaboratori per la ricerca:  Maria Novella Gobbi - Giorgio Sposetti; organizzazione tecnica: Giorgio Cellinese; regia: Allì Caracciolo. Ingresso gratuito con assegnazione del posto da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo e fino ad esaurimento dei posti. Info: Fondazione Pergolesi Spontini: 0731 206888 / Centro Valeria Moriconi: 0731 215378.

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LA MACINA & LO ‘SPERIMENTALE TEATRO A’
 “PIANGE PIANGE MARIA POVERA DONNA…”
Tradizione e religiosità nella cultura orale marchigiana


Note di Regia

A Maurizio amatissimo

Lo spettacolo, in un tempo, nasce dalla organizzazione drammaturgica e scenica del materiale popolare di tradizione orale a soggetto religioso, relativo alla Passione, in particolare della Madonna, raccolto in molti anni dai due gruppi storici di Ricerca e Produzione Teatrale e Musicale facenti capo per la musica ed i canti a : La Macina sotto la direzione dell’antropologo-musicologo Gastone Pietrucci; e per i testi drammatici allo “Sperimentale Teatro A” con la direzione artistica di Allì Caracciolo. Lo spettacolo si impernia sulla figura di Maria, così come è sentita nei secoli dalla pietà popolare che, se da un verso non ne celebra l’astratta divinità, dall’altro ne coglie e condivide la esasperata “umanità”, identificando nel dolore di lei il dolore stesso di una umanità trafitta dalla  violenza, e da misera solitudine.

   Il patrimonio dei canti e quello delle laudi e Sacre Rappresentazioni sono tutte rigorosamente di tradizione orale e si fondono in una drammaturgia che non si propone di avvicinare e far rivivere due generi, musica e prosa, ma che li unifica in un solo “cantare” che riporta alle origini in cui nasce la parola-canto all’interno dell’evento, in cui cioè il dolore si fa pianto, la storia canto e lamento.

   Fondamentale in tal senso la funzione dell’Aedo, personaggio che incarna il tramite tra l’evento ed il suo affidamento alla memoria. Perché la memoria è il fondamento non solo della storia ma dell’essere uomini, ed in questi tempi di immemoria, l’Aedo, un cantore vagante, un rapsodo partecipe e attento, si pone ancor più interessante come necessità di testimonianza. E necessità che tale sangue non sia stato vano: è la continuità della memoria.

   Per questo lo spettacolo si chiude con un passo da il Canto del popolo ebraico massacrato di Yitzhak Katzenelson, dopo il quale le note di un canto yiddish possono sfumare in quelle di un Salve Regina popolare che malinconicamente invia al cielo una richiesta di speranza.

   Scrive Gastone Pietrucci di questo spettacolo: “Laudi e Sacre Rappresentazioni […] contrapposte ed incastonate in un continuo parallelo e confronto tra parola e cadenze, valori fonetici e musicalità, corpo, voce e maschera facciale per rappresentare Maria, come da secoli l’ha vista e cantata il popolo: non la Regina dei Cieli, ma soltanto una tenera, spaesata, angosciata madre terrena […] in un continuo e serrato confronto e scontro tra ieraticità antiche e strazi moderni. La pietà popolare si allarga così, nella visione inorridita della violenza, alla pietà dei popoli.”

   Rappresentazione particolarmente emozionante, dedicata al ricordo di Maurizio Agasucci (recentemente scomparso e grande interprete in questa suggestiva piece teatrale della figura del Cristo, di Giuseppe di Giovanni e del coro) sostituito dal giovane e promettente attore Fabio Bacaloni.

 

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