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Immagini da Muse in Villa 2009 PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Agosto 2009 19:49

IMG_0907.jpg30 luglio 2009: un incredibile Lorenzo di Bella ha concluso la nostra estate di eventi, chiudendo con Muse in Villa 2009 una stagione memorabile per MonsanoCult.

Uno Chopin da antologia ha aperto la serata, volando  dalla leggerezza di alcuni tra i più bei valzer, passando per il giovanile notturno in do diesis monire, sino all'epicità della ballata in sol minore. Liszt è stato protagonista di una seconda parte memorabile, drammatico nella trascrizione Schubertiana di Margherita all'arcolaio ed epico sognante nella Prima Ballata, con una perla di virtuosismo nella rapsodia ungherese n. 9. Ha chiuso la serata il funambolico ed incantato Prokofiev della terza sonata per pianoforte.  

L'alto gradimento di un pubblico numerosissimo composto da veri intenditori e da amanti sinceri della musica, che hanno commentato positivamente con noi e con l'artista l'esecuzione, è stato un motivo di grande soddisfazione che ha coronato i nostri sforzi. Grazie a tutti gli intervenuti!  

IMG_0954c.jpgE' stato ancora una volta motivo di orgoglio per noi, presentarVi un artista di talento e di fama indiscussi, come Di Bella, e di farlo ad ingresso libero, per regalare la grande musica a più persone possibile, e, soprattutto, per poter mostrare la suggestiva cornice di Villa Pianetti, per portarla ancora una volta alla ribalta per le sue bellezze naturali ed architettoniche. Per Farla conoscere, apprezzare e magari salvareLa dal Tempo inesoarbile che lascia ogni anno che passa i suoi indelebili segni. Noi sogniamo ancora...

 

 

 

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Cronaca di una incredibile Giornata di Gaspare - il Purgatorio dei Canti PDF Stampa E-mail
Martedì 04 Agosto 2009 16:12

IMG_0698.jpgLascio che sia il nostro pubblico, che ringrazio di cuore, a darne un giudizio. Io non potrei davvero, tanto sono stato coinvolto nella creazione e nella realizzazione di questo sogno che è stata la Giornata di Gaspare - il Purgatorio dei canti. Un sogno che va ad aggiungersi alla Giornata di Gregorio - gli incontri dello scorso anno agli Aroli e che desidero possa continuare anche nei prossimi anni. Ho lanciato dei frammenti, dei messaggi, cercando di stimolare la fantasia e l'interpretazione di chi ha assistito, ho cercato di proporre una mia diversa prospettiva sul concetto di Memoria; ho voluto che il pubblico godesse di quella bellezza che però sta scomparendo, di quella semplicità che ha nutrito l'anima dei nostri nonni, permettendo loro di cantare anche durante le peggiori sventure e di andare avanti. Ho mostrato la fine di un'estate. La fine di tante estati. Senza capire questo, non è possibile andare avanti. Per nessuno! La mia campagna marchigiana, la sua anima, sta morendo, e non basta rievocarla ogni tanto per farla rivivere! Io, ho potuto solo mostrare la luna di un agosto che sta terminando i suoi giorni. E agosto non torna!

Ma in cuore, spero che tornino  quelle sere in cui echeggierà ancora, almeno nello spirito semplice, ma immenso, quel «....canto
di parole perdute, con quei suoni / struggenti, con quei baci morsi al buio. / Siate la polpa rossa dell’anguria spaccata in mezzo alla tovaglia bianca». (Alfonso Gatto, Torneranno le sere)

Siate la polpa rossa dell’anguria spaccata in mezzo alla tovaglia bianca......

Mauro Rocchegiani

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Pillola di teologia: un contributo di Don Alberto Balducci PDF Stampa E-mail
Martedì 04 Agosto 2009 15:01

Pubblichiamo con piacere il contrubuto che il nostro parroco don Alberto Balducci ha voluto dare alla nostra iniziativa che ha avuto il suo culmine con la Giornata di Gaspare  - il Purgatorio dei Canti andata in scena il 23 luglio nell'incantevole cornice di Villa Pianetti.

Il Purgatorio
Tempo di attesa, di purificazione e...di terapia

image7.jpgLe credenze popolari sul purgatorio sono numerose, vivaci e colorite, espresse nei secoli con canti e racconti riguardo il suo luogo, la sua durata e la sua natura; al contrario, l'insegnamento ufficiale del magistero ecclesiale a riguardo è estremamente sobrio e scarno. Si può così riassumere: al termine di questa vita terrena, è concessa, ai defunti che ne hanno ancora bisogno, una purificazione preliminare alla beatitudine celeste, nella quale possono essere aiutati dai suffragi, dalle opere di carità, dalle preghiere della comunità cristiana, la chiesa, e dai singoli cristiani.

La formulazione di questa realtà di fede, pur nella sua chiarezza e precisione tecnica, può apparire fredda e lotana dalla nostra comune sensibilità di oggi. Ci è infatti difficile capire in maniera concreta, esprienziale ed esistenziale l'infinità santità di Dio per giungere alla quale il nostro limite deve essere purficato e la nostra esperienza guarita, come l'oro è purificato dal fuoco.

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Pillole di storia monsanese: Abbondanza, pauperismo e terremoti... (seconda parte) PDF Stampa E-mail
Mercoledì 22 Luglio 2009 08:49

(segue) Un paio di secoli dopo, la situazione non era mutata. Gli abitanti della Vallesina, indeboliti dalle carestie e stroncati dalla peste, furono colpiti anche da una lunga stagione sismica che accentuò il loro sconforto. Particolarmente grave fu il terremoto del 1741, che venne addirittura considerato castigo divino. Vennero sospesi per dieci anni i festeggiamenti per il carnevale, fu dato ordine di costruire una nuova Chiesa  plebana al posto di quella quasi crollata di San Giovanni e ci si recò in pellegrinaggio per tutto il territorio, invocando l'aiuto della Madonna e dei Santi. Le procedure anticrisi non sembrano aver sortito alcun effetto, visto che nel 1779 il luogo fu colpito da una grave siccità, nel 1780 da troppe piogge e nel 1793 dal gelo.

dsc00352.jpgA Monsano, nel frattempo, i forni e i macelli pubblici avevano chiuso, in quanto gli abitanti del luogo preferivano rifornirsi nella vicinissima e più economica Jesi. Quando dunque,a seguito di una grave carestia, la Città di Jesi non potè più rifornire i suoi abitanti e quelli di Monsano, quest'ultimo fu costretto a chiedere un altro, ingente prestito per riaprire i forni e i macelli pubblici e per acquistare il grano con cui nutrire i poveri. (nella foto: Villa Pianetti di notte)

Ma la principale carenza di Monsano non erano i forni a intermittenza, e nemmeno i grossi debiti. Mancava un medico. E mancava il medico perchè mancava il denaro necessario per pagarlo. E si sa, nessuno fa niente per niente. Per procurarsi un Professore (medico), il comune fece di tutto e le sue Teste Pensanti si fecero venire in mente ogni genere di idea, anche quelle più strambe, come il diminuire lo stipendio al maestro di scuola per darlo al medico. Inutile dire che nessuna di queste trovate geniali andò a buon fine.

dsc00307.jpgLa scuola di Monsano era un'altra istituzione alquanto singolare. Il maestro di scuola era presente sin dal XVII secolo, con regolare compenso e regolare pensione al termine del suo mandato. Peccato però che non prendesse troppo sul serio la sua missione perchè, da bravo sacerdote, riteneva opportuno assentarsi dalla cattedra ogniqualvolta la parola di Dio dovesse essere trasmessa al popolo da lui stesso. Il che accadeva di frequente. Non sorprende quindi che, durante la Visita pastorale del 1726, il vescovo trovò gli scolari non troppo preparati e li esortò a pregare di più...magari affinchè il maestro si assentasse di meno.

Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli.

 

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Pillole di storia monsanese: Abbondanza, pauperismo e terremoti... (prima parte) PDF Stampa E-mail
Martedì 14 Luglio 2009 13:42

millet_piccolo.jpgCome abbiamo già avuto modo di raccontare in altra sede, durante tutto il Medioevo si erano formati dei ricchi proprietari terrieri, che andavano acquistando sempre più beni fondiari, fino a trasformarsi in veri e propri signori. Una di queste signorie, i Simonetti, fu cacciata dalla Vallesina nel 1408 e il Papato, non pago della punizione subita dalla famiglia, decise nel 1417 di confiscarne tutti i beni, assieme a quelli di certi Boscareto. Tali beni vennero poi rivenduto al Contado di Jesi, che provvide a ridistribuirli fra la Città e i Castelli, che acquisirono in questo modo dei veri e propri patrimoni demaniali pubblici. Attenzione: non stiamo parlando solo di terreni agricoli, ma bensì anche di forni, mulini, frantoi e macelli. (nella foto Angelus, F. Millet)

Come venivano concesse queste proprietà pubbliche? Noi diremmo che venivano vendute all'asta, che allora portava il nome di transatto. In sintesi, un uomo voleva comprare un terreno e quindi faceva un offerta di un determinato ammontare di grano, che, se veniva giudicato congruo e non era superato da nessuna offerta, veniva accettato. Il grano che si ricavava da questo tipo di vendita veniva dato a un'istituzione chiamata “Abbondanza”, che si occupava di distribuirlo alla popolazione bisognosa. Il baluardo della sensibilità sociale!

piccolo.jpgE invece non è tutto oro quel che luccica. Il fatto che forni, mulini, frantoi eccetera fossero proprietà pubbliche e non private non stimolava a sufficienza i loro gestori che quindi non provvedevano alla sicurezza degli edifici. Che conseguentemente cadevano in rovina, quando non crollavano addosso alla gente: un po' come succede oggigiorno con i nostri edifici scolastici! Ma l'incuria dei gestori della proprietà pubbliche non era l'unico guaio che colpì Monsano in quel periodo. Si registrano infatti gravi cali nelle capacità economiche e finanziarie della popolazione, con conseguenti aumenti nella richiesta di aiuto all'organo dell'Abbondanza, che contrariamente al nome che portava, cominciava a accusare qualche difficoltà nell'accontentare tutti. (nella foto Atavismo del crepuscolo, S. Dalì)

Parliamo del fenomeno detto pauperismo: una situazione di diffusa povertà nella popolazione, aggravata magari da carestie e pestilenze. Negli ultimi decenni del 1500 la situazione era tanto gravo che il Governatore stesso ordinò che ogni Castello devolvesse una parte del suo grano all'Abbondanza. Un tentativo ammirevole, quello del Signor Governatore, che non diede però i suoi frutti. I signori dei Castelli, infatti, preferivano vendere i loro prodotti al mercato libero, guadagnandoci qualcosa, piuttosto che fare opere di carità. Si fu dunque costretti a richiedere un prestito (censo) a Ancona per comprare del grano altrove. (continua)

Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli.

 
Pillole di storia monsanese: sfruttatori, sfruttati e, per una volta, difensori! (seconda parte) PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Luglio 2009 18:39

(segue)
pio_v_piccolino.jpg«...Mentre i ricchi signori brindavano alla salute del Cardinale Flores e della sua normativa, in campagna si viveva una tragedia. Sebbene le tasse fossero immutate, infatti, dovevano essere ripartite tra meno persone e quindi ogni nucleo familiare veniva a pagare molto di più. Una triste scelta si poneva quindi innanzi ai piccoli proprietari terrieri: diventare anch'essi cittadini (se possibile) oppure vendere il proprio, caro fazzoletto di terra a uno dei sempre più pingui grandi proprietari terrieri e diventare mezzadri. Inutile dire che la quasi totale maggioranza di questi signori optò per la seconda opzione.

In sintesi, i ricchi pagavano sempre di meno e i poveri, sempre di più, finchè molti non si videro costretti a emigrare in altri luoghi. L'area intorno a Jesi faceva allora parte dello Stato Vaticano, governato da Papa Pio V. Il succitato successore di San Pietro era profondamente turbato dalla situazione che si veniva a creare a Jesi e nei cinque piccoli comuni che lo circondavano: Monsano, San Marcello, Belvedere, Morro e San Paolo.

Da fulgido baluardo della giustizia divina non poteva egli certo permettere che i poveri della terra venissero in cotal modo bistrattati, e meno che meno poteva lasciare che le Casse Vaticane ricevessero meno del dovuto! Così, nel 1567, Pio V scrisse un duro ammonimento contro i ricchi signori dei suddetti luoghi. 
(PioV, ritratto da El Greco)

Il 3 ottobre del 1567 il Pontefice condannava duramente le empietà perpetrate dai Moderni Cittadini (coloro con che da poco avevano acquisito la cittadinanza) e risolveva la situazione ordinando a tutti di pagare le tasse sui propri beni presso il luogo dove tali beni erano ubicati. Tutto ciò suscitò, manco a dirlo, un'amara polemica tra Pio V e i proprietari terrieri, che affermavano di aver semplicemente seguito le leggi stabilite e quindi di essere innocenti come bambini.

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