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Pillole di storia monsanese: sfruttatori, sfruttati e, per una volta, difensori! (prima parte) PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Giugno 2009 13:04

«Gran parte degli Esimi che oramai da tempo immemorabile si occupano solo e soltanto dello studio di quell'assurdo fenomeno che è l'Uomo Italiano, convengono che l'inimitabile capacità italica di aggirare le regole e accusare di ciò lo Stato, se colti in fallo, risale agli infausti tempi nostri. Ebbene, non è così!

dsc00314_1.jpgSarà scioccante venirne a conoscenza per alcuni, ma i felici e bei tempi della Prima Repubblica , tanto decantati dalla letteratura odierna, non erano esattamente così felici e così belli e i compaesani che la popolavano non erano esattamente dei santi.

Presentiamo qui a seguito un curioso esempio di quanto davvero sia radicata nell'essere di noi italiani la tendenza a aggirare la china, per così dire. L'evento che ci prestiamo a raccontare in questa umile sede non si svolge nella peccaminosa Milano o nella capitalissima Roma, ma in una manciata di piccoli comuni della Vallesina.

Ma caliamoci per prima cosa nei panni di novelli Piero Angela e poniamoci una domanda fondamentale. Cosa avrebbe trovato un viaggiatore del nostro tempo nelle Marche del 1500? La società che il nostro eroe avrebbe incontrato era prevalentemente agricola e formata principalmente da proprietari terrieri e mezzadri.

Come sempre accade in tempi di poca floridità economica, non esistevano le mezze misure: i proprietari terrieri possedevano molte terre, erano ricchi, e i loro beni andavano via via accrescendosi, mentre i semplici lavoratori perdevano i loro beni. Ora, di sindacati in difesa dei più poveri, non ce n'erano ancora e la legge era immancabilmente sempre dalla parte dei proprietari terrieri.

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Pillole di storia Monsanese: mura, campagne, nomi, immigrazioni (seconda parte) PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Giugno 2009 12:47

(...SEGUE«Facciamo ora un piccolo balzo in avanti nella storia, giusto di un paio di secoli, fino ad arrivare all'anno 1441. Cos'è successo di così importante nel 1441? È  stato stilato il primo catasto completo dell'intero Contado di Jesi. Scorrendo questo importante documento capita di incontrare, tra i possidenti laici, cognomi come ad esempio “Schiavo”, "Schiavoni" o “Albanesi”, che in realtà non sono affatto di origine marchigiana. È una delle testimonianze della presenza di genti transadriatiche nel territorio già da qualche tempo. Come mai nel 1441 erano presenti dei proprietari terrieri non di origine marchigiana?

dsc00159_1_-_1.jpgEbbene, la risposta deve essere ricercata nella storia per così dire europea di quegli anni. Rispolveriamo quindi tutti assieme le nozioni di storia che abbiamo imparato a scuola. L'impero di Costantinopoli (o Impero Romano di Oriente) era praticamente in rovina: i Turchi lo avevano invaso e saccheggiato e Maometto II non faceva di meglio, tanto che, nel 1453, Costantinopoli cadde in mano ai nemici. (Nella foto Via Guastuglie, dove abitava la Famiglia Calvise di cui faceva parte il giovane Gaspare, che nel 1471 incontrò la Vergine Maria)

Nemici che, non paghi delle terre ottenute, decisero bene di dilagare anche verso i Balcani, i cui abitanti furono costretti a darsela poco elegantemente a gambe. E dove avrebbero mai potuto rifugiarsi questi esuli se non nei territori subito di fronte alla loro madrepatria? Appunto! Dobbiamo considerare che l'allora Contado di Jesi non è come lo vediamo noi oggi; anzi, la zona era ricca di foreste e acquitrini, che lasciavano all'agricoltura uno spazio decisamente insufficiente a nutrire la popolazione.

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Pillole di storia Monsanese: mura, campagne, nomi, immigrazioni (prima parte) PDF Stampa E-mail
Venerdì 22 Maggio 2009 20:52

«La storia di Monsano, o Musiano nel suo nome antico, come comunità distinta inizia nel XIV secolo. Prima di questa data il paese apparteneva infatti al Contado di Jesi.  dsc00167_1_-_1.jpgUna prova scritta dell' esistenza di questo comune in epoca medievale la riscontriamo comunque in un documento della Santa Sede del 1283, in cui Papa Martino IV riconosce la villa di Musiano come appartenente, appunto, all'area sottoposta al comune di Jesi.

Villa Musiano apparteneva al contado di Jesi. Ma perchè villa e non castello? Cosa mancava a questo delizioso paesino della Vallesina per potersi fregiare del titolo di Castello di Musiano? Un particolare che noi diremmo scontato, quasi banale, ma che nel Medioevo era sicuramente tenuto in gran conto. Le mura.

Musiano non era cinto da mura, nemmeno un muretto di calcestruzzo, e dunque era da definirsi villa.

Il territorio marchigiano apparteneva, in quel tempo, allo Stato Vaticano. Due erano i modi, per le terre della Santa Sede, di essere ad Essa soggette. Si poteva infatti dipendere direttamente dal Vaticano, oppure si poteva dipendere da una città che dipendeva dal Vaticano. Non che tra le due alternative ci fossero molte differenze, in ultima analisi. Nel caso che interessa questa sede, la città di Jesi era direttamente soggetta al Vaticano, mentre l'area intorno a essa (quindi il suo Contado) lo era solo indirettamente. Quindi, all'inizio della nostra storia, ci sono la città di Jesi, soggetta direttamente al Vaticano, e il suo Contado, compreso Monsano».

Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli.

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Pillole di storia monsanese: vita contadina e contratti nel 1200 PDF Stampa E-mail
Mercoledì 13 Maggio 2009 15:58

«L'abbazia di Valfucina si trovava ai piedi del monte San Vicino; le prima testimonianze della sua esistenza risalgono al 1058.Tale abbazia possedeva cospicui beni fondiari nel territorio di Monsano e numerose Chiese alle sue dipendenze, tra le quali ricordiamo quella di Santa Maria degli Aroli e di Santa Maria fuori Monsano. Altri senza_titolo-1.jpgbeni ubicati nel territorio di Monsano passarono, nel corso dei secoli fino al XIII, da proprietà ravennate a proprietà della Chiesa jesina. Non è oggi possibile ritrovare l'esatta ubicazione di tutti i suddetti beni dell'abbazia, ma di sicuro coprivano uno spazio notevole e producevano molte ricchezze. 

 Ora. Non possiamo immaginare che i poveri monaci dell'abbazia riuscissero a coltivare tutte le loro proprietà da sole, soprattutto in seguito a "un'empissima" decisone della città di Jesi che mirava a dare la libertà agli schiavi servi della gleba e che privava così i poveri monachelli di cui sopra di molta manodopera. Qual'era dunque la soluzione migliore per non lasciare tutto quel ben di Dio, o meglio della sua Chiesa, incolto? Affittarlo.

Si decideva infatti di lasciare lavorare un appezzamento di terreno a una certa famiglia per un periodo di tempo piuttosto lungo, previo il pagamento di una certa quota di denaro/ beni in natura. Nel periodo dettato dal contratto, i coloni si impegnavano a pagare quanto dovuto ai monaci, e questi non potevano per nessun motivo cacciarli dal terreno a loro affidato. Scaduto il termine di affitto, il terreno tornava alla Chiesa.

Evento che spesso non si verificava, tramutando così la concessione temporanea in proprietà ereditaria».

Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli.

 

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Pillole di storia Monsanese: "Quando fu che stabilirono (errando) il nome Monsano" PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Maggio 2009 19:08

img_8843.jpg«Il grazioso comune di Monsano fa parte della provincia di Ancona e della Diocesi di Jesi; misura 14.5 kmq. di superficie. Dista 6 km da Jesi, 14 km dal mare e 27 km da Ancona. Il suo territorio è di media collina, il paese vero e proprio è posto quasi alla sommità della collina, nel Castello quattrocentesco. Il territorio degrada poi dolcemente verso una rigogliosa pianura che conserva ancora case e ville coloniche.

  
Il nome di Monsano è la denominazione moderna dell'antica villa e poi Castello. In tempi remoti il suo nome era Musiano, derivato da un bosco ricco di allori nelle sue vicinanze, dove leggenda vuole abitassero le Muse.

   Col passare del tempo questo nome altamente evocativo fu distorto in Musciano o Mosciano. Il Consiglio di Monsano nel 1863 decise poi, all'unanimità, di cambiare il nome del luogo in Montesano, poi Monsano.

   Le motivazioni addotte a questo cambio furono la salubrità dell'aria e la felice posizione su un Monte e il ritorno al nome originario del comune. La decisione del Consiglio fu approvata nel dicembre dello stesso anno e Mosciano divenne Monsano. Anche se non era quello il suo nome antico e di certo non si trovava in cima a un monte».

Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli. Foto di Matteo Catani

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Ricostruzione e conforto. PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Aprile 2009 10:17

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà  alle vittime della sciagura abbattutasi in Abruzzo domenica.

Ringraziamo quanti si sono prodigati per portare un aiuto e per cercare di aiutare chi è stato colpito da questa catastrofe.

Il nostro augurio più sentito è che, più che mai in queste occasioni, prevalga il buon senso di anteporre la ricostruzione ed il conforto!

 



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