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Home Cosa abbiamo fatto Pillole di storia Monsanese: mura, campagne, nomi, immigrazioni (seconda parte)
Pillole di storia Monsanese: mura, campagne, nomi, immigrazioni (seconda parte) PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Giugno 2009 12:47

(...SEGUE«Facciamo ora un piccolo balzo in avanti nella storia, giusto di un paio di secoli, fino ad arrivare all'anno 1441. Cos'è successo di così importante nel 1441? È  stato stilato il primo catasto completo dell'intero Contado di Jesi. Scorrendo questo importante documento capita di incontrare, tra i possidenti laici, cognomi come ad esempio “Schiavo”, "Schiavoni" o “Albanesi”, che in realtà non sono affatto di origine marchigiana. È una delle testimonianze della presenza di genti transadriatiche nel territorio già da qualche tempo. Come mai nel 1441 erano presenti dei proprietari terrieri non di origine marchigiana?

dsc00159_1_-_1.jpgEbbene, la risposta deve essere ricercata nella storia per così dire europea di quegli anni. Rispolveriamo quindi tutti assieme le nozioni di storia che abbiamo imparato a scuola. L'impero di Costantinopoli (o Impero Romano di Oriente) era praticamente in rovina: i Turchi lo avevano invaso e saccheggiato e Maometto II non faceva di meglio, tanto che, nel 1453, Costantinopoli cadde in mano ai nemici. (Nella foto Via Guastuglie, dove abitava la Famiglia Calvise di cui faceva parte il giovane Gaspare, che nel 1471 incontrò la Vergine Maria)

Nemici che, non paghi delle terre ottenute, decisero bene di dilagare anche verso i Balcani, i cui abitanti furono costretti a darsela poco elegantemente a gambe. E dove avrebbero mai potuto rifugiarsi questi esuli se non nei territori subito di fronte alla loro madrepatria? Appunto! Dobbiamo considerare che l'allora Contado di Jesi non è come lo vediamo noi oggi; anzi, la zona era ricca di foreste e acquitrini, che lasciavano all'agricoltura uno spazio decisamente insufficiente a nutrire la popolazione.

Ecco che gli immigrati dai Balcani furono artefici del grandioso fenomeno di dissodamento della Vallesina, assieme, a partire da metà del secolo, ai Lombardi. Nel 1471 infatti la città di Jesi emanò un bando in cui si invitavano gli abitanti dell'Italia settentrionale (Lombardi) a recarsi nel Contado, dove sarebbero state assegnate loro delle terre che avrebbero disboscato e posseduto. Della prima ondata di Lombardi insediatasi nell'area di Monsano, si ricordano Giovanni da Pavia e Morello <<lombardo>>, residente nella villa Calvise. E non solo la «gente del Nord» contribuì al dissodamento della Vallesina. Nel 1472 venne aperta, infatti, a Jesi la prima tipografia delle Marche, a opera del lombardo Federico Conti.

Ma Torniamo all'opera di dissodamento e disboscamento agricolo. Non solo questa ebbe il grande effetto di far rifiorire l'agricoltura nel Contado, ma mise a disposizione ingenti quantità di legname, utilizzabile non solo per costruire abitazioni, ma anche per usi cittadini e artigianali. Inoltre fu possibile mettere sul mercato cereali e legumi in maggiore quantità e di migliore qualità, il che, chiudendo il circolo, aumentò nuovamente la rendita dell'agricoltura. Arricchendosi, poi, gli immigrati acquisirono la possibilità di comprare altri terreni e di prendere a loro servizio dei collaboratori; da qui la nascita della civiltà contadina che molto ha significato nel territorio monsanese e marchigiano tutto».

Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli. (nella foto Via Guastuglie, dove abitava la Famiglia Calvise di cui faceva parte il giovane Gaspare, che nel 1471 incontrò la Vergine Maria)

dsc00172_1_-_1.jpgEcco un'altra curiosità sulla storia della nostra piccola terra, e, se vogliamo, un piccolo spunto di riflessione che parte da alcuni cognomi diffusi a Monsano, in particolare Albanesi, che, a ritroso nel tempo ci porta a conoscenza del fatto che forse potremmo essere anche noi figli di immigranti o comunque avere una relazione con quelle persone che, perseguitate al di là del mare, sono venute a  rendere, lavorando duramente, la nostra campagna abitabile e coltivabile. Ed insieme fa riflettere anche il fatto che anche genti del nord, i «i lombardi» siano "scese" nella nostra regione anch'esse a trovar lavoro (e a portarne), coltivando la nostra bella terra. Siamo stai un polo d'attrazione, in passato, siamo stati accoglienti e ha pagato!

La storia dettagliata del paese è contenuta nell'ottimo volume "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli; le nostre non vogliono essere né lezioni né approfondimenti: questa, come le altre pillole, vorrebbe offrire uno spunto per ricordare e anche per riflettere. Un incentivo alla Memoria, per mostrare, con un po' di ironia a volte amara, quanto, a volte, le cose spesso non siano cambiate, se non nell'esteriorità. Oppure peggiorate, chi può dirlo...

Vorremmo che ci fosse Memoria di quanto sudore è stato versato per arricchire le casse gia gonfie di chi viveva entro mura "troppo" lontane dai campi; delle calamità non umane (terremoti, carestie, peste) che periodicamente hanno sopraffatto i contadini; ma anche della volontà di costruire, migliorare, costruire di nuovo, ospitare e lavorare insieme senza pregiudizi come successe nel XV secolo. Di quanti hanno cantato insieme, rendendo meno dura la vita, di quanti hanno continuato a scherzare nonostante la fatica, uscendo di casa con gli attrezzi sulle spalle e la melodia di un canto semplice che usciva genuina dal cuore. (Nella foto la campagna vista da Via Carbonara, la strada che dal paese va verso il mare)

Ringrazio Valentina per l'aiuto prezioso nel creare queste porzioni di storia contadina monsanese, estraendo gli aspetti più significativi, importanti o anche solo curiosi della nostra storia, per condirli con il suo stile davvero unico!  Una curiosità: un lombardo, come lei, capitò nel 1471 proprio a casa di Calvise, il padre del giovane pastorello Gaspare; guarda caso lei ha incrociato le nostre strade proprio in occasione della preparazione della Giornata di Gaspare, lo spettacolo ispirato a lui e alla nostra storia in scena il 23 luglio 2009 a Villa Pianetti: che la storia si ripeta…..?

Mauro Rocchegiani

 

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