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Home Cosa abbiamo fatto Pillole di storia monsanese: sfruttatori, sfruttati e, per una volta, difensori! (prima parte)
Pillole di storia monsanese: sfruttatori, sfruttati e, per una volta, difensori! (prima parte) PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Giugno 2009 13:04

«Gran parte degli Esimi che oramai da tempo immemorabile si occupano solo e soltanto dello studio di quell'assurdo fenomeno che è l'Uomo Italiano, convengono che l'inimitabile capacità italica di aggirare le regole e accusare di ciò lo Stato, se colti in fallo, risale agli infausti tempi nostri. Ebbene, non è così!

dsc00314_1.jpgSarà scioccante venirne a conoscenza per alcuni, ma i felici e bei tempi della Prima Repubblica , tanto decantati dalla letteratura odierna, non erano esattamente così felici e così belli e i compaesani che la popolavano non erano esattamente dei santi.

Presentiamo qui a seguito un curioso esempio di quanto davvero sia radicata nell'essere di noi italiani la tendenza a aggirare la china, per così dire. L'evento che ci prestiamo a raccontare in questa umile sede non si svolge nella peccaminosa Milano o nella capitalissima Roma, ma in una manciata di piccoli comuni della Vallesina.

Ma caliamoci per prima cosa nei panni di novelli Piero Angela e poniamoci una domanda fondamentale. Cosa avrebbe trovato un viaggiatore del nostro tempo nelle Marche del 1500? La società che il nostro eroe avrebbe incontrato era prevalentemente agricola e formata principalmente da proprietari terrieri e mezzadri.

Come sempre accade in tempi di poca floridità economica, non esistevano le mezze misure: i proprietari terrieri possedevano molte terre, erano ricchi, e i loro beni andavano via via accrescendosi, mentre i semplici lavoratori perdevano i loro beni. Ora, di sindacati in difesa dei più poveri, non ce n'erano ancora e la legge era immancabilmente sempre dalla parte dei proprietari terrieri.

Una delle norme più in voga a metà del 1500, firmata dal un certo qual caridinale di nome Flores, prevedeva che, nell'area intorno a Jesi, i cittadini pagassero un terzo meno un ottavo sul totale delle tasse dell'intero Contado, mentre agli abitanti di periferia rimaneva di accollarsi il resto degli oneri fiscali (vale a dire, due terzi più un ottavo del totale).

Si sa, noi Italiani stiamo alla matematica come i cavoli a merenda. Facciamo quindi un breve esempio. Se, ipoteticamente, l'intera area di Jesi (città + contado) fosse gravata da una tassa annuale pari a 1000, il pagamento sarebbe così ripartito.
Città: 1000:3 - 1000:8 = 333.33 - 125= 208.33
Contado: 1000 – 208.33= 791.67

Ed ecco che emerge, in questo momento, la particolare forma di ingegno italico che abbiamo prima accennato. I ricchi proprietari terrieri, afferrata la convenienza del vivere in città, acquistarono infatti il certificato di cittadinanza di Jesi, assicurandosi così una notevole riduzione nelle loro tasse annuali». (continua)

Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli. (nella foto uno scorcio di Via Guastuglie)

 

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