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Home Cosa abbiamo fatto Pillole di storia monsanese: Abbondanza, pauperismo e terremoti... (prima parte)
Pillole di storia monsanese: Abbondanza, pauperismo e terremoti... (prima parte) PDF Stampa E-mail
Martedì 14 Luglio 2009 13:42

millet_piccolo.jpgCome abbiamo già avuto modo di raccontare in altra sede, durante tutto il Medioevo si erano formati dei ricchi proprietari terrieri, che andavano acquistando sempre più beni fondiari, fino a trasformarsi in veri e propri signori. Una di queste signorie, i Simonetti, fu cacciata dalla Vallesina nel 1408 e il Papato, non pago della punizione subita dalla famiglia, decise nel 1417 di confiscarne tutti i beni, assieme a quelli di certi Boscareto. Tali beni vennero poi rivenduto al Contado di Jesi, che provvide a ridistribuirli fra la Città e i Castelli, che acquisirono in questo modo dei veri e propri patrimoni demaniali pubblici. Attenzione: non stiamo parlando solo di terreni agricoli, ma bensì anche di forni, mulini, frantoi e macelli. (nella foto Angelus, F. Millet)

Come venivano concesse queste proprietà pubbliche? Noi diremmo che venivano vendute all'asta, che allora portava il nome di transatto. In sintesi, un uomo voleva comprare un terreno e quindi faceva un offerta di un determinato ammontare di grano, che, se veniva giudicato congruo e non era superato da nessuna offerta, veniva accettato. Il grano che si ricavava da questo tipo di vendita veniva dato a un'istituzione chiamata “Abbondanza”, che si occupava di distribuirlo alla popolazione bisognosa. Il baluardo della sensibilità sociale!

piccolo.jpgE invece non è tutto oro quel che luccica. Il fatto che forni, mulini, frantoi eccetera fossero proprietà pubbliche e non private non stimolava a sufficienza i loro gestori che quindi non provvedevano alla sicurezza degli edifici. Che conseguentemente cadevano in rovina, quando non crollavano addosso alla gente: un po' come succede oggigiorno con i nostri edifici scolastici! Ma l'incuria dei gestori della proprietà pubbliche non era l'unico guaio che colpì Monsano in quel periodo. Si registrano infatti gravi cali nelle capacità economiche e finanziarie della popolazione, con conseguenti aumenti nella richiesta di aiuto all'organo dell'Abbondanza, che contrariamente al nome che portava, cominciava a accusare qualche difficoltà nell'accontentare tutti. (nella foto Atavismo del crepuscolo, S. Dalì)

Parliamo del fenomeno detto pauperismo: una situazione di diffusa povertà nella popolazione, aggravata magari da carestie e pestilenze. Negli ultimi decenni del 1500 la situazione era tanto gravo che il Governatore stesso ordinò che ogni Castello devolvesse una parte del suo grano all'Abbondanza. Un tentativo ammirevole, quello del Signor Governatore, che non diede però i suoi frutti. I signori dei Castelli, infatti, preferivano vendere i loro prodotti al mercato libero, guadagnandoci qualcosa, piuttosto che fare opere di carità. Si fu dunque costretti a richiedere un prestito (censo) a Ancona per comprare del grano altrove. (continua)

Autrice dei testi: Valentina Basso; ricerca a cura di Mauro Rocchegiani; fonte: "Monsano tra storia ed arte", a cura di Rosalia Bigliardi, Loretta Mozzoni, Stefano Santini, Costantino Urieli.

 

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