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Home Cosa abbiamo fatto Sfiorando il Pianoforte: il secondo Liszt (1850/1886)
Sfiorando il Pianoforte: il secondo Liszt (1850/1886) PDF Stampa E-mail
Lunedì 26 Novembre 2007 09:22

liszt.jpgUltima lezione stagionale di Sfiorando il Pianoforte, protagonista il pianismo lisztiano dal 1850 fino agli estremi geniali lampi del compositore. Protagonista della serata il gigante ungherese Franz Liszt negli ultimi anni della sua carriera, il periodo della monumentale Sonata in si minore e delle visioni profetiche delle ultime composizioni. Il tutto affrontato in maniera completa, chiara e, come sempre, informale dal Dott. Mauro Rocchegiani.
Si chiude così il ciclo Sfiorando il Pianoforte dedicato alla storia della musica, ma le lezioni riprenderanno il filo molto presto. l'Associazione culturale MonsanoCult ringrazia tutti gli intervenuti, e vi invita a seguire le nostre prossime manifestazioni.

Scarica la lista degli ascolti lisztiani  della serata

Appunti per la lezione sul secondo Liszt (si tratta di appunti ai fini della compresnione della lezione che non inmtendono essere esaustivi)

1. Dopo la mancata rivoluzione del 1848, comincia un periodo di ripensamento per i musicisti di matrice romantica; Liszt passa di delusione in delusione, tra Weimar e Roma, isolandosi sempre di più, in un cammino solitario costellato di dolori familiari, angoscia, incomprensione e solitudine. Proietterà le sue scoperte pianistiche dalla dimensione titanico demoniaca spettacolare, verso orizzonti sonori totalmente nuovi che rimarranno incompresi, spesso sino ai giorni nostri.

2. 1853 Riprende un brano giovanile Harmonies poétiques et religieuses a cui cambia nome, trasformandolo in pensée des morts, aggiungendo altri nove pezzi a cui da il titolo Harmonies poétiques et religieuses. Una delle tante revisioni lisztiane.  I Pezzi alternano con equilibrio visioni positive a visioni negative, ottimismo religioso a pessimismo tragico, concetti che svilupperà sino ai suoi ultimi giorni portando il linguaggio ad una dimensione totalmente diversa. Il terzo brano Bénédiction de Dieu dans la solitude, esempio dell’anima religiosa e mistica di Franz Liszt, sentimentale ma nobilmente religioso, è testimone della scrittura pianistica lisztiana, vicina a quella chopiniana, ad esempio dei notturni. In particolare in alcune sezioni egli sfrutta un tipo di strumentazione derivata chiaramente dall’improvviso di Schubert op. 90 n. 3. In Funerailles è interessante notare la sonorità, un interessantissimo impiego del registro grave, dapprima per rintocchi dissonanti che ricordano scuri suoni di campane su cui sono sovrapposti scuri accordi di sonorità quasi di tromboni, poi per l’esposizione di una dolorosa melodia, infine per l’ostinato che ricorda molto la polacca op. 53 di Chopin

3. Revisione degli Studi da Paganini, la modifiche della scrittura sono radicali, la difficoltà resta in genere molto alta, ma vengono eliminati quegli aspetti che sapevano di acrobazia, di sfida all’impossibile, legati alle capacità straordinaria di Liszt. Liszt vuole render assimilabili da tutti le sue scoperte tecniche. Momento ideologico, viene respinta la demonica sfida alla materia, le forze oscure della prima versione sono imbrigliate e guidate. La Campanella, per esempio, è ancora un gioco di azzardo, ma è un gioco divenuto elegante, riproducibile: non è per tutti ma nemmeno solo per semidei o demoni.

4. La funzione culturale di Liszt attraverso la parte spettacolare del virtuosismo continua: la raccolta di temi popolari ungherese, o meglio tzigani, continua e passa attraverso fasi successive di sviluppo tra il 1840 ed il 47, quando nascono, trasformate da brani precedenti, le prime quindici RAPSODIE UNGHERESI. Basate su schemi bipartiti: danza lenta in ritmo libero o lassu e danza veloce in ritmo uniforme friska. Dalla trascrizione alla elaborazione colta della Rapsodia, Liszt crea il mito di un’epopea nazionale, come Chopin nelle Polacche.

5. Sonata: nuova tendenza romantica, ovvero “progredire su quel territorio del quale Beethoven già aveva varcato i confini”, ripresa della forma sonata - rinnovamento attraverso Schubert la Forma CICLICA. Concidentia oppositorum coincidenza di tradizione e progresso, di stabilità architettonica e fluidità improvvisativa, di connessione logica e di enfatica evidenza gestuale; virtuosismo totalmente risolto in composizione. Nella sonata eliminata la divisione in più tempi, i quattro tempi tradizionali mantenuti ma fusi in un blocco solo, e gli elementi tematici del primo e del secondo tempo ritornano nel terzo e nel quarto, che non presentano materiale nuovo. La forma della sonata in si minore rappresenta la sintesi di tre forme classiche, cioè della sonata in 4 tempi, dell’allegro di sonata, della canzone. La materia sonora ha un trattamento diverso da quello classico: non più dialettica tra i temi con proposte / risposte ma concisi ed isolati nuclei motivici autosufficienti: alternanza in luogo di sviluppo in senso beethoveniano, il processo è quello della TRASFORMAZIONE della METAMORFOSI tematica.
 
6. Purezza di linguaggio, accesi momenti mistici caratterizzano il filone religioso, accanto agli sperimentalismi dell’ultimo periodo, come asprezze contrappuntistiche e irto cromatismo, verso le profetiche visioni pianistiche. Il passo ideologico lisztiano è quello sofferto di lamento / trionfo parallelamente esposto nell’armonia . Légendes: San Francesco di Paola che marcia sulle acque  (1863). Schema ideologico oppressione – lotta – trionfo, familiare a Liszt, in cui il valore etico del mito prometeico della lotta viene stemperato dal mito consolatorio del trionfo.

7. Trapasso all’ultimo stile dal 1875. Anni di pellegrinaggio terzo volume Angelus! Preghiera agli angeli del giardino. Facile da suonare difficilissimo da ascoltare; forma evidentemente legata con la forma sonata, l’armonia è ancora vicina a quella romantica, a parte qualche accordo che anticipa Debussy; melodia facile ma  gli elementi si trovano straniati, vanificati dalla sonorità primitivistica, Liszt riscopre i valori della non prospettiva e della monocromia, delle sonorità tenui e piatte, dolci e lisce, tanto da affidare il pezzo sia al piano che all’armonium!!!! Superata la dimensione della ricerca di successo, di trascinamento e di consenso del primo Liszt, è come se l’autore parlasse a sé stesso. Liszt sempre più EVANESCENTE, come Beethoven: ma mentre quest’ultimo era una supernova al massimo della luminescenza, liszt è più simile ad uno spettro. Così le sue ultime sonorità.

8.  L’analisi del suono pianistico, la rivoluzione lisztiana del pianoforte, la riscoperta dopo Beethoven delle possibilità di questo strumento, è giunta ad orizzonti incomprensibili ai suoi immediati contemporanei, che ne prenderanno solo le scoperte degli anni di Weimar. Mentre con Chopin, la sospensione tonale, l’esplosione della forma attraverso l’accostamento di tonalità come colori, la logica della sensazione arriverà subito a Debussy, il salto di Liszt, l’analisi del suono pianistico arriverà solo a Satie, indifferente quanto l’ultimo Liszt alla forma, all’armonia, alla comunicazione, teso ad accostare i suoni secondo una logica della sensazione. Da Satie, Liszt arriverà alla nostra epoca. Che ancora medita su di lui…

Le principali fonti delle lezioni, oltre alla memoria del curatore, sono: Robert Schumann, "Chopin e il virtuosismo romantico", Saggi Marsilio; Charles Rosen, "La generazione romantica", Adelphi; Gastone Belotti, "Chopin", EDT; Renato di Benedetto "Romanticismo e scuole nazionali nell'ottocento," EDT; Enrico Fubini, "L'estetica musicale dal settecento a oggi", Einaudi;d. Grout, "Storia della muscia in occidente"; e naturalmnte Piero Rattalino, "Storia del Pianoforte", il Saggiatore, forse l'opera di riferimento piĂą preziosa per il mio umile lavoro.

 

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