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  • Storia di Monsano

Monsano appare tranquillo sulla sua collina al viaggiatore che solca la superstrada diretto al mare o verso i monti, è piccolo, forse, ma è pur sempre uno dei più importanti centri commerciali della Vallesina: ha sviluppato a valle un'ampia zona industriale ma conserva nel nucleo storico, a 191 metri di altezza sul livello del mare, la tranquillità e il fascino di una quieta località collinare. Il territorio, che si estende su una superficie di 14,2 chilometri quadrati, declina delicatamente, punteggiato di olivi, verso la pianura. La popolazione è cresciuta negli ultimi decenni di alcune centinaia di persone, migrate qui specialmente dalla città di Jesi, distante meno di 10 chilometri, fino a toccare oggi quasi 3600 abitanti. La coltivazione di viti e ulivi mantiene il paesaggio in sintonia con il territorio circostante nonostante si tratti di un vivo centro industriale. Comune della Vallesina, in posizione collinare. Il suo meraviglioso panorama spazia dal mare, con il Monte Conero, agli Appennini, dai Sibillini fino al monte Catria.


Millenni di storia, probabilmente, riguardano ciascuno dei nostri piccoli paesi italiani. Non fanno eccezione i nostri borghi marchigiani: Monsano ne è un esempio, con tracce di passaggi greci, testimoniati da frammenti risalenti addirittura al 4°-5° secolo avanti Cristo. Qualcuno parla di riti piceni, consumati qui attorno al X secolo AC. Diversi commerci passano per questa strada, da Numana sino a Gubbio e qui si trovava, forse, un antichissima stazione per il cambio dei cavalli. Luogo di antichissimo culto, conserva ancora il suoi fascino particolare. Qui, secondo alcune ricostruzioni e prove storiche, sorgeva un antico tempietto sacro ad Apollo, dio del Sole, ma anche delle Arti e della Musica; accanto alla costruzione, di cui sono conservate le pietre di basamento, cresceva rigoglioso un bosco di lauri sacro alle Muse. Dall’alloro, il lauro deriva il nome Aroli e, con molta probabilità, da quelle divinità, le Muse, deriva il nome antico di Villa (villa o rus, ovvero i fondi fuori della vicina Jesi in cui i ricchi signori facevano coltivare i loro terreni) Musianum, l’abitazione dedicata alle Muse: Monsano.


Il nome. Non sembra appunto derivare, banalmente, da "monte" e "sano", anche se effettivamente fu per le genti della piana rifugio e salvezza dalle pestilenze (1591, 1601, 1622, 1639 le più terribili ricordate dagli annali). Più verosimilmente, dicevamo, è invece toponimo di Musianum - luogo dedicato alle Muse. Il riferimento è avvalorato dalla vicina Lauriola - bosco di lauri, piante sacre ad Apollo. Compaiono anche Musciano e Mosciano e Mustrani e Monsanello. Il nome attuale è stato imposto con Regio Decreto nel 1864.


I primi abitanti. Già dal X sec. a.C. sembra furono i Piceni, gente balcanica qui giunta dalla Marsica per una Primavera Sacra. Poi i Greci, o forse qualcuno che con essi commerciava e poi (siamo nel 250 d.C.), coi Romani, nasce la "vocazione" geopolitica di queste nostre terre. Da vallo tra la "Legio VI-Umbra" e la "Legio V-Picena", sarà ancora demarcazione tra Bizantini del nord ed i Longobardi a sud (e il confine è a due passi da qui, a Monte S.Vito). E poi incerto e conteso limite tra Esarcato di Ravenna e Ducato di Spoleto; con l'aggravante che non sempre i confini diocesani coincidevano con quelli politici...

I Romani. Monsano campagna dei patrizi Jesini. Giovanni Annibaldi senior riguardo le numerose testimonianze di civiltà romana, sparse per la Vallesina così scriveva «Il resto del territorio era in ogni parte seminato di quei vasti fabbricati che i Romani chiamavano rus o villa rustica, e di pagi (villaggi), più o meno grandi ove quei ricchi signori tenevano una gran moltitudine di plebei e schiavi a coltivare i loro vasti fondi. Di talune di esse ville e pagi restano tuttora nomi ed indizi. Così nelle pertinenze di Cupramontana abbiamo il pago di Veeiano, il Camuriano [...] e nelle pertinenze di Jesi L'Attiliano, il Clodiano, Il Liliano, il Musiano, il Rutulano». Questi ultimi toponimi di richiamo romano ci portano al nostro territorio di Monsano, di cui facevano parte.Due toponimi, come già detto, sembrano richiamare la loro origine romana Lauritum, o Laureto, ad indicare un luogo in cui abbondavano gli allori, pianta sacra ad Apollo, ipotizzando quindi la presenza di un piccolo tempio o un culto sacro al dio dell’arte e della musica. L’altro nome è quello di una villa o rus, ovvero i fondi fuori della vicina Jesi in cui i cittadini abbienti facevano coltivare la terra: Musianum, che chiaramente richiama di nuovo il culto delle Muse. Culto che con una teoria davvero suggestiva, poeticamente l’Annibaldi motivò, “per la bellezza del suolo, per la bellezza dell’aere, e per l’amenissimo orizzonte terminato dagli azzurri prospetti del lontano Appennino e del soggiacente Adriatico”.

Cristianesimo. Il cristianesimo arrivò nel IV secolo, nel momento culminante della persecuzione di Diocleziano, ed ebbe come vittima quel San Settimio, primo vescovo inviato da Papa Marcello per annunciare il vangelo a Jesi. Se la città ricevette per prima il messaggio evangelico, fu ben più ostica la conquista cristiana nelle campagne e nei paesi o villaggi delle periferie, dove più radicato era l'attaccamento per gli antichi culti e tradizioni pagane.
Il Vangelo però non tardò, comunque, ad attecchire nel territorio di Monsano: agli albori dell'anno mille, le prime testimonianze di presenze cristiane con quella che è forse la più antica costruzione cristiana nella Vallesina, la Chiesa degli Aroli e successivamente nel XIII secolo con la costruzione della Pieve di Monsano confermano che il cristianesimo era già radicato ed organizzato da diverso tempo. A spazzare via le più consistenti testimonianze romane e cristiane, furono i barbari, che dal V secolo, come un uragano, imperversarono sulle nostre terre, con l'effetto distruttivo di uno dei numerosi terremoti che sconvolsero la nlostra terra.

Monsano Terra di confine. Nel 756, con lo Stato Pontificio, eccoci anche ufficialmente Marca che (marka in germanico), significa appunto "terra di confine". E per quelli di Monsano, estrema periferia dell'ultimo avamposto, destino sempre uguale ed ineluttabile: primi a prenderle, ultimi ad essere ricordati per i benefici. Monsano Terra della Muse, in realtà è terra di duro lavoro nei campi.

Lo stemma. Prima "Leone Rampante" come contado di Jesi con altre 15 "ville". Poi "Leone rampante coronato e ramoscelli di olivo e rovere" per testimoniare la vocazione contadina ed artigiana del popolo.

La città. Monsano entra nella storia nel 1197, citato come dipendenza dell'abazia di Valfucina (S.Vicino). Nel XII secolo Monsano era ancora una semplice villa ma l'anno 1197 segna l'ingresso di tutto il suo territorio nei possessi jesini. Monsano, che nel frattempo si era cinto di mura, diviene partecipe delle vicende della città come Castello del suo Contado e viene occupato, nel 1460, dalle truppe di Sigismondo Malatesta, Signore di Rimini, chiamato in aiuto da Ancona in regolare guerra contro Jesi per questioni di confini. Il Castello rimase nelle mani degli anconetani fino al 1463 quando, sconfitto l'anno prima Malatesta dall'esercito pontificio, e colpita da interdetto, Ancona si decise a restituirlo a Jesi. Negli ultimi anni del '700 tutti i Comuni del Contado di Jesi furono resi indipendenti; Monsano fu aggregato con Monte San Vito sotto Napoleone e in seguito con Jesi. Con l'Unità d'Italia ritornò ad essere un Comune autonomo.

Monsano “baluardo” di Jesi. Così vicino alla città di Jesi sembra considerato da sempre come fortificazione esterna o poco più; da sfruttare finché possibile, sacrificabile quando necessario, sempre esposto alle insidie esterne, capro espiatorio d'elezione e paravento delle figuracce di Jesi, come quella volta, nel 1461, appunto!, della lite fra i Malatesta e Pio II, che sfociò nella pagliacciata dell'ordine di abbattimento delle mura, del tutto improponibile. Per contro i Monsanesi non sembra abbiano mai dimostrato gran spirito di eroismo e nessuna voglia di sacrificarsi per Jesi. In cattive acque si davano facilmente al nemico. Per Jesi d'altronde, il litigare con Ancona per lo sbocco a mare ed il possesso dell'abazia di Chiaravalle pare fosse la principale occupazione.


Notizie tecnico artistiche
Castello. Disegni del castello li abbiamo nelle copie di Andrea di Bartolo del 1488, nella rappresentazione della costruzione del Santuario. Di quella struttura quattrocentesca si conservano un torrione d'angolo e, adiacente a esso, l'antica porta d'ingresso al Castello. Il centro storico di Monsano è racchiuso da una cinta muraria, risalente al XV secolo, originale sia per forma che per tracciato: si dispone infatti secondo un rettangolo regolare unico nella Vallesina. Il Castello ha pianta rettangolare di circa m. 200x90 con torrioni d'angolo, tre pentagonali ed uno cubico. Negli antichi documenti risulta munito di merli, e ponte levatoio all'unica porta su un parziale insalubre fossato d'acqua stagnante. Dei merli non vi è più traccia, così come delle mura originali verso il mare. Di porte nel tempo ne sono state aperte parecchie altre, per il comodo dei notabili di turno, il fossato fu colmato nel 1590 con beneficio almeno per la salubrità dell'aria.
Nel 1590 venne aperta la perduta Porta Marina; opposta ad essa, venne aperta una porta verso il Borgo di Sopra nel 1641 per la comodità della donna ad andare a S. Pietro. Diverse furono le violazioni e le modifiche ad opera della famiglie abitanti di Monsano e Jesi, nel tempo: contribuendo a devastare la cinta muraria originale.

Chiese
San Pietro Apostolo. La chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo è nota già da alcuni documenti del 1290 quando Monsano era ancora "Villa", ma nel XV sec. grazie alla sua posizione protetta dentro le mura ormai costruite, fu ampliata e rimodernata, e divenne Parrocchia. Fu rifatta attorno al 1579 ma in seguito al terribile terremoto del 1741 che crollò del tutto, tanto che quello zelante restauratore di edifici sacri che fu il vescovo Antonio Fonseca, fece sì che, nel 1744, in soli 14 mesi fosse eretta dalle fondamenta nella morfologia attuale.
L'interno, dalla peculiare pianta ellittica, conserva una pala del Ridolfi (XVII secolo), Madonna con Bambino e i Santi Francesco e Stefano e, dietro l'altare, una tela del Valeri (XVIII secolo) Madonna con Bambino e Santi. Delle decorazioni della vecchia chiesa non rimane che un crocifisso ligneo ed una bellissima tela di Claudio Ridolfi (1560 c.a.) di tipica inquadratura controriformista della Vergine con Bambino e S.S. Francesco e Stefano. Opere settecentesche sono all'Altare Maggiore (Vergine con Bambino, S. Pietro, S. Paolo e S. Gregorio papa, patrono di Monsano con Vincenzo, di Domenico Valeri), all'altare del Transito di S. Giuseppe (D. Valeri); all'altare della Madonna della Gloria con S. Lucia e S. Vincenzo Ferreri (Francesco Michelini). La chiesa è abbellita da un bell'organo di Sebastiano Vici e Angelo Moretti di Perugia del 1828 (27 canne e 50 tasti) e da un paliotto ligneo dorato e laccato del 1705.

Chiesa del Ss. Sacramento. La chiesa di Santa Maria del Soccorso, oggi denominata del Sacramento, fu residenza dei frati Apostolini che però non durarono a lungo: fu realizzata nel XVI secolo, quando era uso erigere edifici sacri per proteggere gli ingressi delle mura; venne ricostruita dalle fondamenta nel 1701. Conserva al suo interno alcune tele di Domenico Luigi Valeri, realizzate dal pittore nel 1736. Sono del 1736 le tele del Valeri che conserva al suo interno: la pala d'altare raffigura l'Ultima cena, la Visitazione di Maria a Santa Elisabetta, la Crocifissione con la Vergine Maria, San Giovanni Battista e la Maddalena. Gli stucchi monumentali, sono in contrasto con le dimensioni della Chiesa, manifestano vocazione scultorea, con inserti di figura a tutto tondo come la Carità e la Fede che compaiono sull’arco trionfale. L'originario titolo di Madonna del Soccorso pian piano si è perso (come pure l'antica immagine della Vergine che scaccia il demonio col bastone) mutandosi in quello di SS. Sacramento.


Santa Maria degli Aroli. Nel bosco di lauri sacri, driadi e naiadi forse custodivano un tempietto per il Dio Apollo e le sue muse. O almeno così ci suggeriscono i pochi, ma pregevoli frammenti qui ritrovati nel 1961 da Domenico Albanesi. Certo è che nel XII sec. c'era una chiesetta, S.Maria de Lauriola di cui oggi ancora è visibile il protiro ed una parete laterale. Ampliata nel XIII secolo, è protagonista nelle cronache del 1471, quando la Vergine apparve qui a frà Giordano per chiedere l'edificazione del santuario di S. Maria fuor di Monsano. Venuta meno nella devozione nei secoli successivi, decade fino a diventare deposito di attrezzi ma, dopo aver rischiato la demolizione, nel 1871 fu ristrutturata completamente per volontà del vescovo Rambaldo Magagnini, e dotata di nuovo altare, di coro, pulpito e pregevole organo (oggi da restaurare). Dell'antica chiesa, oltre che a tracce di decorazione a fresco nel protiro, rimane l'affresco della Madonna del Latte, pregevole per fattura e pregno di contenuto escatologico, ed un altro, una Crocifissione con S. Giovanni ed una giovanissima Madonna ma in assai cattivo stato di conservazione, anche a causa della sovrapposizione di un'altra Crocifissione (recentemente distaccata) del 1542 di modesta fattura. Bello anche il Paliotto in gesso, finemente decorato su fondo nero.
Le struttura iniziale venne ampliata ma senza raggiungere grandi dimensioni e la piccola chiesa si integra perfettamente con il giardino di ulivi che precede il sagrato.

S. Maria Fuor di Monsano. Nella frazione di S. Maria si trova l’omonimo Santuario, edificato a partire dal 1471, anno delle apparizioni della Vergine nel territorio. Al suo interno, uno splendido affresco della Madonna, riscoperto recentemente nella sua veste originaria e oggetto di un accurato restauro.
E' il marzo 1471. La Madonna appare a Gregorio, piccolo proprietario terriero, a Gaspare di Calvise, garzone e poi, agli Aròli, al rettore fra Giordano per chiedere la costruzione di una cappella. Appare più volte, con insistenza: ne dà l'ubicazione ("all'Olmo") e specifica le misure; lusinga e minaccia ed ottiene che in breve tempo (la tradizione vuole in un solo giorno dopo una processione votiva) essa venga costruita. Andrea di Bartolo dipinge l'immagine della Vergine secondo la descrizione dei veggenti. Ci fu tanto fervore di devozione che già nel 1488 il vescovo Tommaso Ghislieri la volle più grande, aggiungendo un'aula per i fedeli, con ampio porticato, elevata a rango di Parrocchia e decorata da quattro affreschi raffiguranti le apparizioni. I dipinti furono affidati ancora ad Andrea di Bartolo in quanto testimone degli eventi del 1471. Allo stesso pittore vennero commissionati gli affreschi del portico esterno, narranti la storia dell'apparizione. La grande folla di fedeli che si veniva man mano radunando intorno alla piccola cappella generò la necessità di ampliarla, con conseguente distruzione del portico e degli affreschi. Nel 1648 gli affreschi furono diligentemente miniati su pergamena per conservarne memoria. Nel 1730 il vescovo Fonseca ricostruisce tutto, graziando solo l'originaria cappella. È riccamente decorata con stucchi e marmi. L'organo, del 1871, è di Odoardo Ciccolani (25 canne, 50 tasti, pedaliera a leggio da 18 tasti). L'immagine di Bartolo venne coperta con una veste di seta e fili d'oro, ornata da gemme, incorniciata da una sontuosa cornice lignea dorata, arricchita dalle sculture di due angeli. Tra il 1746 e il 1764 vennero aggiunte tele dipinte da Matteo Pannaria, raffiguranti la Deposizione di Gesù dalla Croce e la Madonna e Bambino tra San Domenico e San Giovanni Nepomuceno. Sempre in questo secolo l'interno venne arricchito con otto tele ovali di Domenico Valeri (1736), incorniciate da pregevoli stucchi, e quattro tele ovali, di autore anonimo, sul tema delle apparizioni, circondate da originali cornici lapidee e accompagnate da effigi che narrano anch'esse la storia delle apparizioni. La volta dell'ambiente antistante il sacello è a crociera, decorata con affresco centrale raffigurante l'assunzione della Vergine. L'altare principale venne ricostruito alla fine del '700 e il sacello venne arricchito con l'aggiunta di marmi preziosi. Nel 1871, a commemorazione del IV centenario, venne aggiunto un organo a 25 canne. E l’immagine della Madonna venne anche incoronata.

Villa Pianetti. Immersa nel verde, a poca distanza dal centro abitato, si trova Villa Pianetti circondata da un ampio giardino, aperta solo in occasione di manifestazioni culturali che ben si coniugano con il suo impianto architettonico - naturalistico. La villa infatti è inserita in un ampio parco che comprende un giardino all'italiana e un lago, gli edifici di servizio e un'azienda agraria.
La Famiglia Pianetti, nel 1700 era molto ricca, come altre famiglie essa possedeva una Villa Estiva, in questo caso a Monsano, il Palazzo di Sant’Ubaldo già ristrutturato dal nobile Scipione Baldassini, e da questi lasciato insieme alla Chiesetta adiacente ai Pianetti. Villa splendida ricca di suppellettili e mobili d’epoca (oggi perduti!), divenne l’unica dimora dei Pianetti in ambito jesino.

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