La fine di un percorso, l’inizio di un altro cammino: “Di fili, fantasmi e stelle sottili” (15/06/2019)

To be continued! Prosecuzione ideale (e conclusione?) del trittico iniziato nel 2017 con i ragazzi del Laboratorio Teatrale di Monsanocult, “Di fili, fantasmi e stelle sottili” (sottotitolato “fuga dalla fine del mondo”) è stata la nostra ultima provocazione teatrale lanciata con e per i ragazzi del nostro paese. Come in un vortice, sono tornati alcuni temi fondamentali come i sogni, la libertà di scelta, la ricerca della propria identità, il bullismo, la volontà, le relazioni, la paura, le illusioni... la vita, che cambia velocemente quando si cresce e lascia disorientati, sperduti in una ragnatela sottile e labile, pronta a spezzarsi.

Lungo una passeggiata ideale, immersi in tante piccole metafore fatte di rimandi ed omaggi, anche molto sottili, alla cultura alta e popolare (nonché ai nostri spettacoli precedenti!), i protagonisti di questa "fuga" hanno anche stavolta letteralmente preso per mano il pubblico, per aiutarlo ed aiutarsi non perdersi.... un cammino, una fuga, una liberazione collettiva!

La strada! Un laboratorio è un percorso in cui, bene o male, in base alle proprie qualità individuali, a quelle dell'operatore, alla volontà e alla capacità di restare concentrati, si cresce e ci si scopre capaci di cose prima impensate. Si capisce come essere espressivi, come raccontare una storia senza annoiare il pubblico, come catturare l'attenzione dell'uditorio con la voce, i gesti, lo sguardo... lo spettacolo che risulta a maggio è un po' la sintesi di quanto si è fatto durante l'anno, una prova del fuoco di fronte ad un pubblico per vedere se si è imparato a METTERSI IN GIOCO. Che ci sia l'applauso o meno, quello che importa è aver vinto questa prima e fondamentale paura. E forse la sintesi di tutto è proprio quella: mettersi in gioco!

Baroni rampanti… Tutti i nostri spettacoli, fatti con Loris, ad esempio, o Vanessa, hanno sempre parlato per primi ai ragazzi stessi, rendendoli ovviamente protagonisti ma anche materia, tema, di quanto si andava a rappresentare. Calvino o Shakespeare erano solo un mezzo per trovare parole sceniche adatte a parlare della giovinezza, di quegli anni bellissimi e terribili insieme in cui, per fare una bella citazione, ci si crede incompleti, ma si è solo giovani. Abbiamo in fondo parlato sempre di quello, di come sia difficile e bellissimo crescere. Una difficoltà accentuata, poi, da un mondo che rende attraente il cinismo da due soldi, che rende miti personaggi discutibili, che divide, che bullizza! Le sirene di Ulisse sono sostituite ogni estate da icone sempre più scadenti; le sensazioni, le emozioni non durano che il tempo di un filmato su qualche social. Si è prigionieri di mura costruite da altri ed arbitrariamente imposte; ci si annulla per restare fedeli a standard che vengono prepotentemente stabiliti e che cambiano continuamente, lasciando frustrati e confusi; si arriva a vendere la propria ombra per poi essere uguali a centomila altri fantasmi, vuoti. È come un purgatorio, in cui nessuno accompagna i ragazzi, fatto di richiami fasulli, truccati e illusoriamente seducenti.

O Cavalieri inesistenti? È allucinante sentire dei quattordicenni parlare di ansia, davvero!, e grottesco. È straziante vedere come la fantasia, la voglia di sognare, l'essere bambini, stia abbandonandoli, insieme allo stupore, alla meraviglia che una persona giovane DEVE avere. Basta un libro, o due, per salvarsi? Chissà! A chi non è capitato di ricordare parole meravigliose lette anni prima e che, all'improvviso e al momento giusto, tornano alla mente ed acquistano un senso. Non averle lette non ci avrebbe dato quella chance...

Basterà la bellezza, a salvarci? Basteranno l'arte, la filosofia?...basterà il teatro???
Chissà! Forse, se ne avremo fatto tesoro, sì...


Postilla: il teatro è metafora, spesso sinuosa, ma la sua forza è in questo: costringe a ragionare se lo vuoi gustare!

 

(Foto di Matteo Catani)

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